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Le origini del castello di Poggio Nativo sono da collocare intorno al Mille. La prima menzione del castello è del 1055 ed il suo fondatore era stato un certo Buonuomo, il cui figlio ed erede, Donadeus aveva dato il nome all’insediamento fortificato. Donadeo ebbe fortissimi contrasti con l’abbazia di Farfa per il possesso di alcuni beni fondiari situati nelle pertinenze dei castelli di Fara e di Poggio Moiano e della chiesa di S. Pietro di Scandriglia. Donadeo era un vassallo dei conti di Sabina, i quali divennero signori del castello. Nel 1159 l’ultimo loro discendente, Rainaldo di Sinibaldo, donò Poggio Nativo a Papa Adriano IV. Nel territorio di Poggio Nativo esistevano anche altri due castelli, oggi scomparsi, Archipiglione e S. Balbina, cresciuto intorno all’omonima chiesa in località Carlo Corso. Le successive vicende storiche di Poggio Nativo sono alquanto intricate. Nel XIV secolo il castello subì una serie di complessi passaggi di proprietà tra le monache di S. Paolo, Andreuccio da Palombara e Farfa, finchè agli inizi del Quattrocento, fu occupato da Paolo Savelli, che vantava un cospicuo credito con la santa sede. Dopo un lunga controversia che lo vide contrapposto all’abbazia di Farfa, il Savelli divenne l’incontrastato signore di Poggio Nativo. Nel 1460, però, Giacomo Savelli si schierò contro il Papa ed appoggiò gli angioini nella lotta dinastica per il regno di Napoli contro Ferdinando d’Aragona. La reazione pontificia non si fece attendere: Antonio Piccolomini, nipote del Papa, assediò il castello e lo sottopose ad un forte bombardamento con le nuove artiglierie che erano state messe in campo. Poggio Nativo, fiaccato nella resistenza, fu espugnato e saccheggiato. Poggio Nativo fu confiscato ai Savelli fu poi venduto a Mons. Giorgio Cesarini ed ai fratelli Della Valle per passare poi al capitolo di S. Pietro in Vaticano. Nel 1480 il castello tornò in possesso del cardinale Giovan Battista Savelli, che lo ebbe in vicariato da Papa Sisto IV. I Savelli, in particolare Bernardino con la moglie Lucrezia Anguillara, vissuti sullo scorcio del XVI secolo, provvidero ad una profonda ristrutturazione del palazzo baronale. Nel 1625 Urbano VIII eresse in ducato la terra di Poggio Nativo con tutti i diritti di trasmissione ereditaria. Nel 1633, al declinare delle fortune familiari, il castello fu venduto a Marcantonio Borghese. Poggio Nativo è anche noto per aver dato i natali all’umanista Francesco Florido Sabino. Nei pressi dell’abitato di Poggio Nativo sorge il convento di S. Paolo, un tempo monastero di monache benedettine fondato per impulso di Farfa. La prima notizia di questo monastero risale al 1256. Nel 1261, come ricorda una iscrizione ancor oggi visibile sul portale della chiesa, furono compiuti dei lavori ad opera dell’archipresbitero Oddone. Le suore rimasero in S. Paolo fino all’assedio del 1460, quando Pio II ordinò il loro trasferimento a Roma. Nel 1471 l’antico monastero fu ceduto ai minori francescani. Un portale cosmatesco di buona fattura dà accesso alla chiesa articolata ad unica nave con sei cappelle laterali. TESTO
TRATTO DALL'OPUSCOLO "ESTATE 2001" (a Poggio Nativo)
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