VINCENZO MANENTI PITTORE SABINO
Vincenzo
Manenti (1600-1674), è uno degli artisti più insigni che la Sabina abbia mai
avuto. Il padre Ascanio, anch’egli
pittore nacque a Capradosso nel 1573. In seguito al
matrimonio con una certa Lucia si stabilì
ad Orvinio, dove aprì una bottega artistica.
Si inserì anche nella vita politica di
questo centro Sabino, infatti fu Consigliere o priore dal 1611 al 1660, anno
della sua morte. Ascanio era a diretto contatto con uno dei più importanti
centri artistici romani , l’Accademia dei Crescenzi (sorta intorno al 1590),
che ha in Cristoforo Roncalli il suo maggior esponente. Lo stretto legame di
Ascanio con questo ambiente culturale tardo-manierista ci fa risalire alla sua
formazione di artista. Tra i dipinti di
Ascanio giunti fino a noi da segnalare quello
raffigurante “San Giovanni Battista tra la Maddalena e
Sant’Eligio”(olio su tela, Vescovado di Rieti), l’olio su tela
“Sant’Alessandro Papa tra due donatori e la Madonna del Rosario” (Rieti,
San Francesco), le “storie di San Bernardino”, affresco dell’oratorio di
San Bernardino in Rieti e l’olio su tela di Sant’Andrea Apostolo, conservato
nel museo civico del capoluogo Sabino. Opere di Ascanio Manenti si trovano anche
nella chiesa di Pietro Martire in Rieti e nella chiesa di San Biagio a Tivoli.
Ascanio oltre che padre fu il maestro di Vincenzo, che entrò fin da
giovanissimo nella bottega artistica di famiglia. Su questo c’è da dire che
negli anni 30 (del 1600) la
collaborazione tra i 2 diviene così stretta da rendere quasi indistinguibili
gli interventi di 2 artisti. Come attestano alcuni documenti conservati
nell’archivio di Stato di Rieti, per favorire la carriera di Vincenzo, Ascanio
nel 1640 rinunciò con atto ufficiale alla sua attività artistica, anche se non
è escluso
che abbia continuato a ricevere
commissioni in proprio. Anche Vincenzo Manenti, come il padre ricoprì incarichi
pubblici: lo troviamo infatti tra i
consiglieri della comunità di Canemorto (l’odierna Orvinio) a partire dal
1633. L’anno seguente Vincenzo compare con il titolo di Cavaliere
dell’Ordine della Milizia Dorata. Questo è un anno molto importante per
l’artista, infatti nel 1634 riceve la prima commissione ufficiale. Si tratta
della decorazione delle lunette del chiostro di San Domenico a Rieti, con storie
della Beata Colomba, una delle opere più interessanti del Manenti giovane.
Sempre negli stessi anni l’artista realizza sempre a San Domenico l’affresco
della Vergine tra Maddalena e Santa Caterina e l’educazione della Vergine
nella Collegiata di Fara in Sabina. Nel 1635 Vincenzo Manenti fa un breve
soggiorno a Roma, che termina nel medesimo anno. Al suo rientro verso la fine
del 35 (e negli anni immediatamente successivi) il Manenti realizza opere di
grande impegno nel Duomo e nel Vescovado di Rieti. Tra gli affreschi del 1637
nel Vescovado possiamo elencare quelli raffiguranti “l’Annunciazione”,
“la fuga in Egitto” e “la nascita della Vergine”. Nella decorazione
delle cappelle di San Rocco e San Giuseppe nel Duomo invece meritano una
menzione gli affreschi “l’Assunzione” (post 1636), “Natività” (post
1636) e “Loth accompagnato dagli Angeli” (post 1636). Le commissioni in
Rieti di questo periodo ne sanciscono la posizione dominante all’intero
dell’ambiente artistico reatino. Queste prestigiose commissioni costituiscono
per il Manenti un notevole biglietto da visita presso importanti centri della
provincia pontificia, in particolare le Abbazie di Farfa e di Subiaco. Per i
benedettini di quest’ultima Abbazia Vincenzo dipinse molte opere su affresco e
su tela dal 1639 al 1646, come l’olio su tela raffigurante “la
Crocifissione”, l’affresco “l’Angelo Custode” e l’olio su tela
“San Gregorio Magno”. Nel periodo 1645-48 il Manenti realizza inoltre
affreschi nella prestigiosa Abbazia di Farfa. Tra le opere più belle
ricordiamo: “cena in casa del Fariseo”, “San Lorenzo Siro” e
“l’Angelo odorante”. Tutti i capolavori di Farfa del Manenti si collocano
ormai stilisticamente e cronologicamente nella fase matura dell’attività
dell’artista. Nella chiesa di San Terenziano a Capranica il Manenti eseguì
invece nel 1646 un ciclo di affreschi con episodi della vita del Santo ed opere
allusive alle qualità del Santo stesso, come le quattro Virtù Cardinali. Le
realizzazioni di Capranica e Farfa confermano l’assoluto monopolio
dell’artista in tutto il territorio reatino e sabino. Proprio in Sabina e più
precisamente a Toffia Vincenzo lavora tra il 1650 ed il 56 nelle chiese di Santa
Maria Nova, San Lorenzo e nell’oratorio francescano delle Stimmate. Proprio in
quest’ultimo luogo di culto il pittore realizza una delle opere più belle del
“periodo di Toffia” come l’affresco “Madonna tra i Santi Lucia, Giovanni
Battista, Francesco ed un frate”. Parlando sempre di Sabina è doveroso anche
elencare le opere che Vincenzo Manenti ha lasciato al suo paese natale. La
chiesa di Santa Maria dei Raccomandati in Orvinio può essere
considerata come una vera e propria galleria delle opere dell’artista:
tra le opere più interessanti
qui conservate da segnalare l’olio su
tela “Madonna del Rosario” e
l’affresco raffigurante “San Francesco che riceve da Cristo i cordoni
dell’ordine”. Manenti era un artista apprezzato anche nel territorio
tiburtino. Manenti fu presente a Tivoli sotto il governo dei Vescovi Mario
Orsini (1624-34) e Giulio Roma (1634-52). Su incarico dell'Orsini il Manenti
dipinse la Cappella di Santa Caterina nel palazzo Vescovile e nella chiesa
dell’Annunziata. L’impresa più prestigiosa del Manenti in terra tiburtina
resta comunque la decorazione della cappella di San Salvatore nella cattedrale
di San Lorenzo, promossa da Giulio Roma. In questa cappella possiamo notare
splendidi affreschi raffiguranti la vita di Cristo (datati tutti intorno al
1650), come “Nozze di Cana” e “Cristo chiama Pietro sul lago di
Tiberiade”. Gli affreschi in San Lorenzo in pratica secondo alcuni critici
rappresentano in assoluto le opere di maggior rilievo dell’artista. Il Manenti
a Tivoli dipinse anche in altre chiese, ma si tratta di opere andate tutte
perdute (cosa che purtroppo non si è verificata solo a Tivoli).
Dopo le grandi imprese di
Tivoli e Toffia il Manenti viene richiamato a Rieti per dipingere la cappella
del Sacramento, decorazione scomparsa sotto le ridipinture ottocentesche. Nel
1659 invece sempre a Rieti dipinge le due tele con la Comunione della Beata
Colomba e la Visione di San Filippo Neri. Nel 1655 Vincenzo è di nuovo a
Subiaco dove dipinge per il refettorio di Santa Scolastica “San Gregorio Magno
alla mensa dei
poveri”. A documentare l’ultima fase
dell’attività del pittore di Orvinio invece abbiamo i ritratti del Cardinale
Giulio Roma e Marcello Santacroce, di nuovo a Tivoli, databili attorno alla metà
degli anni 60. Il Manenti, il più prolifico tra i pittori della Sabina e del
reatino dipinse in molti altri centri come
Mompeo, Concerviano, Poggio Mirteto, Cittareale, nonché in Umbria (Ancarano
e Vescia) ed Abruzzo. Tra le opere
compiute nella città di Rieti da
ricordare anche quelle fatte a partire dal 1635 su incarico dei frati minori
francescani nel chiostro della chiesa di San Francesco, completamente restaurata
e soprelevata per far fronte alle numerose inondazioni del Velino. Tra queste
spiccano gli oli su tela raffiguranti “l’Immacolata Concezione tra San Luca
e San Francesco” e “Madonna col Bambino tra San Giuseppe, San
Francesco e un donatore”. Tra le
nuove attribuzioni di Vincenzo Manenti invece non possiamo non segnalare gli
affreschi della chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio di Rignano Flaminio
e le opere nell’Abbazia di Trisulti. Tra queste da segnalare
l’insieme decorativo della Sacrestia Nuova e la tela raffigurante la Madonna
che appare a San Bruno. Tornando alla vita pubblica del Manenti possiamo dire
che mentre la partecipazione ai consigli comunali
di Ascanio è registrata fino alla sua morte, Vincenzo non compare più
fino al 1662. Dal 1635
al 60 infatti l’artista è impegnato a
Rieti, Subiaco, Trisulti, Farfa,
Capranica, Toffia
e Tivoli. E’ dunque da ritenere che i molteplici impegni che lo tengono quasi
costantemente lontano dal suo paese gli abbiano impedito di prendere parte alla
vita pubblica. Nel 1662 Vincenzo riprese il suo posto di consigliere, fino al
1670. All’interno del consiglio il Manenti ricoprì anche importanti incarichi
ufficiali, come quando nell’Aprile del 1668 si recò a Roma in rappresentanza
del suo paese per ricevere dal Cardinale Barberini 50 scudi destinati alla
parrocchiale. Il 6 Marzo 1673 Vincenzo Manenti fece testamento. Lascia al figlio
Ascanio i libi di latino ed a Scipione (anch’egli
pittore) “il camerone di sopra dove si dipinge…item lascia a Scipione tutti
li disegni di qualsivoglia sorte, stampe, libri ed altro spettante alla pittura
con l’infrascritti quadri, cioè di Loth, di San Giuseppe, di San Pietro, di
Cristo coronato di spine, della Cena, un Christarello di cera…” Come sopra
ricordato, anche il figlio Scipione era un artista. Costui lavorò nella bottega
paterna, e probabilmente svolse un ruolo significativo all’interno di essa.
Per ora è attribuita a Scipione solo “la Visitazione”, olio su tela di
S.Maria Nova a Toffia (oggi scomparsa).Sono invece attribuite a Vincenzo Manenti
ed alla sua bottega il ciclo di storie francescane nell’ex convento di S.Anna
a Borbona, come l’affresco raffigurante la Nascita di Francesco.
È invece attribuita a Vincenzo o Scipione l’olio su tela “l’Assunta”,
nella chiesa di Santa Maria Assunta a Borbona. Vincenzo Manenti muore il 19
Marzo 1674 ed è sepolto accanto al padre nella chiesa di Santa Maria dei
Raccomandati. In una delle piazze principali di Orvinio possiamo notare anche
una lapide (con una specie di mezzobusto) che indica la casa natale di Vincenzo
Manenti, il cittadino più illustre di Orvinio.