Vicende storiche e descrizione
La
chiesa e l’Abbazia di Santa Maria del Piano, ubicata in località Valle
Marzia, secondo la tradizione fu edificata nell’817 d.C. da Carlo Magno come
ringraziamento, come ex voto alla Madonna per la strepitosa vittoria riportata
dal suo esercito contro i Saraceni nella piana di Pozzaglia. Nel Regesto di
Farfa ci sono alcuni documenti in cui si fa menzione di Santa Maria del Piano:
uno è datato 1026, l’altro 1062. Dunque negli anni appena citati l’Abbazia
esisteva già. Sulla facciata della chiesa vi è incastonata una piccola pietra
di marmo bianco con la seguente iscrizione che sicuramente si riferisce ad un
restauro: “Bartholomeus hoc op fieri fecit 1219”. La
chiesa nei secoli è stata più volte rimaneggiata e restaurata. Sotto
un altro archetto vi è incastonata un'altra pietra con iscrizione. Per
costruire l’abbazia e la torre campanaria furono impiegate anche pietre
provenienti da edifici di epoca romana; per essere più precisi furono
riutilizzati moltissimi materiali di spoglio appunto di età romana, prelevati
da monumenti funerari di particolare monumentalità. La chiesa abbaziale era
dedicata all’Assunta, infatti fino alla prima metà dell’800 il 15 agosto
gli abitanti di Orvinio si recavano là processionalmente. L’Abbazia era retta
da monaci benedettini ed aveva una grande importanza: fu autorizzata anche a
coniare monete. Era una delle più floride (ed antiche) Abbazie Benedettine e
tra l’altro possedeva anche i paesi circostanti. Santa Maria del Piano è una
delle più antiche chiese abbaziali d’Italia. La chiesa fu lungamente
posseduta e officiata appunto dai padri benedettini, che lì avevano il
monastero. I benedettini l’abbandonarono sul finire del secolo XV o nei primi
anni del secolo XVI. Papa Leone X la ridusse ad Abbazia Secolare, dopo che i
monaci erano partiti, ab aevis, gravitate, et redditure diminatione (partiti con
la speranza di tornare). Tutto ciò trova conferma in un'altra fonte che dice: l'abbazia
perse gran parte della sua importanza sul finire del medioevo e fu abbandonata
dai monaci ob aevi gravitatem et redituum diminutionem. Restò soltanto il
beneficio ecclesiastico con i beni fondiari, che alla fine del Cinquecento
consistevano in appena settanta rubbia di terreni seminativi suddivisi in
diciannove appezzamenti, da un minimo di un rubbio ad un massimo di dodici, in
sette prati falciativi per complessive nove falciate e mezzo e due vigne. Ed ora
arriviamo ai secoli più recenti. Nel
periodo napoleonico la chiesa con l’abbazia furono demaniate,
i monaci che vi abitavano dovettero rifugiarsi presso altri monasteri
dell’ordine; dopo la morte dell’Abate Commendatario, ultimo di essa
possessore (Sig. Caffarelli Canonico Lateranense), la chiesa rimase abbandonata.
Nella prima metà del 1800 crollò una parte del soffitto dell’unica navata;
successivamente, a brevi intervalli dal primo, seguirono altri crolli. Nel 1855
in Italia imperversava il colera; Orvinio subì la stessa tragica sorte. Il
comune di Orvinio dato l’enorme numero di decessi, essendo proibito di
continuare il seppellimento dei cadaveri nella chiesa dell’abitato, decise il
seppellimento dei colerosi nella chiesa di Santa Maria del Piano. Verso il 1870
il comune di Orvinio non avendo i fondi per costruirsi un camposanto ottenne
dall’Autorità Prefettizia di poter seppellire liberamente dentro la chiesa di
S. Maria del Piano. In tale occasione fu tolta la porta di legno e il vano
murato, tolto il resto del tetto dell’unica navata, scoperchiate le due
cappelle e divelto il mattonato. Nella seconda metà del 1800 anche la torre
campanaria, rimastra quasi intatta, fu colpita da un fulmine che demolì il
tetto ed una parte del muro al vertice di essa. Il 19 settembre 1885 il comune
di Orvinio stipulava il contratto di appalto del nuovo camposanto che fu subito
costruito in prossimità della chiesa. Quando si procedette alla inumazione
della prima salma ci si accorse che nella fossa ci nasceva l’acqua. Allora si
continuò a seppellire dentro la chiesa di S.Maria del Piano fino al 1906,
quando fu inaugurato il nuovo cimitero (quello fuori Orvinio sulla Licinese),
ancora oggi utilizzato. La chiesa ed Abbazia di S.Maria del Piano fu acquistata
dal comune di Orvinio dal demanio dello Stato, per la somma di lire 402,70 ivi
comprese quaranta deciare di terreno adiacente al tempio. L’atto fu stipulato
il 6 settembre 1869. Dato lo stato fatiscente dell’intero edificio, il comune
di Orvinio trovandosi nell’impossibilità economica di effettuare i necessari
restauri, provvide a farlo dichiarare Monumento Nazionale. Lo Stato anni dopo
concesse un sussidio: fu riparata e coperta la torre campanaria e murata la
porta di accesso. Per mancanza di direzione e senza un minimo d’arte, il tetto
del campanile fu rifatto ad un solo piovente anziché a quattro come era quello
originale. Nei secoli scorsi vi sono state varie vicende e litigi, alle volte
anche cruenti, tra gli abitanti di Orvinio e quelli di Pozzaglia, per il diritto
di possesso della chiesa e dell’abbazia. Transitando sulla Licinese
in direzione Orvinio, l’Abbazia di nota sulla sinistra, in mezzo ad una
altopiano. Di particolare suggestione è l’inserimento della chiesa nel
paesaggio. Per raggiungerla, circa un km dopo il bivio di Pozzaglia in direzione
Orvinio, si inforca sulla sinistra una mulattiera che serpeggia tra le proprietà
del Marchese Malvezzi Campeggi. La chiesa è abbandonata da anni ed è
completamente scoperchiata. Questo splendido esempio di architettura religiosa
medievale è in stile romanico con portale quattrocentesco. La
chiesa a croce latina con navata unica presenta una facciata a capanna, l'abside
semicircolare sopraelevata, un transetto che aveva anticamente le volte a
crociera e la torre campanaria duecentesca. All’altezza della cella
campanaria, su ciascuna delle quattro facciate vi è una finestra trifora
formata da tre archetti e quello centrale poggiante su due colonnine di marmo
con capitelli a stampella. Nei piani sottostanti altre finestre bifore e
monofore. L'interno della
chiesa, semidiruto, è di una severità grave e possente ed è coevo alla facciata.
La chiesa è orientata secondo l'asse est-ovest, con l'abside ad oriente e la
facciata ad occidente. Testo di Andrea Del Vescovo