S.SALVATORE
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Il Monastero Benedettino di San Salvatore Minore

 

Il monastero sorgeva a 4 km da Scandriglia e fu fondato da San Domenico da Sora. Questo Santo ricordiamolo, prese l’abito monacale nel monastero di Santa Maria, nel castrum di Petra Demone. Per avere notizie sulla vita di San Domenico, abbiamo gli scritti del monaco Alberico (vissuto circa 1000 anni fa), che intervistò persone che durante la loro vita conobbero o addirittura vissero con San Domenico. La biografia di Alberico naturalmente ci parla anche di quando il marchese Uberto andò a trovare San Domenico, che conduceva vita solitaria sulla montagna sopra Petra Demone. Ma lasciamo “parlare” Alberico: “piacque talmente la santità di Domenico che lo supplicò, con preghiere insistenti e continue, perché si interessasse ad edificare in qualunque posto del suo territorio che gli sembrasse più adatto , un monastero per i servi di Dio. Il marchese non si stancò di supplicare insistentemente fino a quando non ottenne da Domenico quanto richiesto. E così Domenico costruì in Scandriglia un monastero che volle fosse dedicato a Cristo Salvatore. Il marchese concesse ad esso una dotazione atta a soddisfare qualsiasi futura necessità e che ancora oggi alimenta con larghezza un numero non piccolo di monaci. Dopo aver costruito, quindi, un monastero ed avervi riunito molti fratelli, stabilì che uno di essi, di nome Costanzo, uomo molto preparato a questo compito per vita, per scienza e per capacità di parlare, facesse da superiore”. Domenico invece si trasferì insieme ad un certo Giovani sul monte Pizzi in solitudine. Dunque il monastero fu fatto costruire dal marchese Uberto sulle sue terre. Dedicato al Salvatore, fu intitolato Minore per distinguerlo da quello di San Salvatore Maggiore. Il primo abate del monastero di Scandriglia (costruito secondo una pianta rettangolare) fu proprio San Domenico. Al piano terra del monastero c’erano le officine, al piano superiore le stanze dei religiosi. Il monastero contava due cortili. La chiesa situata a sinistra dell’ingresso principale aveva 3 altari ed alcune nicchie con arredi in marmo ed in legno. L’altare maggiore, con il tabernacolo al centro, aveva decorazioni e miniature dei quattro evangelisti, c’era inoltre l’altare di San Benedetto con quadro e quello dell’Ascensione di Gesù Cristo. Con il passare degli anni la chiesa si arricchì di vari lavori ed opere d’arte come il quadro della Vergine di Farfa tra i SS. Benedetto e Scolastica, di un quadro del Crocifisso ecc. Le notizie storiche che seguono sono tratte dal libro “Scandriglia” di Umberto Massimiani. Nel 1083 il conte Todino cedeva all’abate di Farfa i castelli di Petra Demone e Scandriglia con le relative chiese e monasteri, che furono dichiarati inalienabili e confermati nel diploma dell’imperatore Enrico IV (1050-1106). L’inalienabilità del patrimonio causò contrasti e lotte con usurpazioni di terre. Nel 1235 San Salvatore Minore è citato, per la questione giurisdizionale tra il vescovo di Sabina e l’abate scandrigliese, dal pontefice Gregorio IX. Nel 1311 il monaco Gregorio, originario di Scandriglia, fu eletto abate di San Salvatore ed incontrò varie difficoltà: gli enfiteuti farfensi di Scandriglia e Petra Demone si erano sollevati contro i monaci provocando incendi, rapine ed insidie. L’abbazia di Farfa perdeva i suoi antichi diritti sulle terre di Scandriglia, concessi in enfiteusi a Pietro di Scandriglia e a Gregorio Toletto di Roma. L’abate farfense Iocerando istituì un processo contro di loro, li dichiarò decaduti e colpevoli della ribellione mentre il monaco Gregorio (figlio di Pietro) fu scomunicato. Era l’inizio della lenta ma inarrestabile decadenza di San Salvatore. Il prezioso patrimonio culturale iniziò a disperdersi ed il monastero fu trascinato nella miseria morale, intellettuale e materiale. Per volere papale l’enfiteusi fu concessa alla famiglia del cardinale Buccimazza, a cui seguirono i Savelli. I monaci nominarono loro luogotenenti generali e difensori i capitani Stefano Colonna e Rinaldo Orsini ma placata la contesa, la nobile e potente famiglia romana degli Orsini riuscì nel 1393 a farsi concedere l’enfiteusi perpetua. Dopo un’agonia prolungata per un secolo nel 1497 il monastero venne chiuso e l’ultimo abate fu Giovanni Buccimazza. Il monastero deserto di monaci e dalle mura abbandonate e cadenti fu trasformato in una fattoria. Nel 1589 Sisto V incorporò il territorio della mensa conventuale, con le sue ragioni giurisdizionali, alla Camera Apostolica mentre nel 1639, con l’estinzione della linea maschile di Francesco Orsini, si aprì una serie processuale con la famiglia Palmieri in prima fila. Nel 1839 Gregorio XVI abolì la giurisdizione episcopale del commendatario di Farfa per creare la nuova diocesi sabina e quindi nel 1876 il Regio Demanio prese possesso degli ultimi avanzi dell’eredità abbaziale di Scandriglia. Attualmente le mura del monastero sono proprietà privata. Bene, e fin qui quanto scritto dal Massimiani. Possiamo aggiungere che nel 1140 visse nel monastero di San Salvatore il monaco Bernardo di Pisa (forse della famiglia dei Paganelli di Montemagno), futuro pontefice Eugenio III poi proclamato Beato. Il papa in questione tra l’altro fu consacrato pontefice nell’abbazia di Farfa. Notizie sul monastero di San Salvatore si trovano anche negli atti della visita pastorale del Corsini. Dagli “Acta S. Visitationis Scandriliae” si legge: chiesa del Salvatore. Tre sono gli altari ricordati: quello del Salvatore, quello di S. Scolastica e quello di S. Benedetto Abate. Notizie sul monastero di San Salvatore si trovano anche nei documenti della visita pastorale di mons. Canali (suffraganeo dell’Odescalchi) che visitò Scandriglia il 4 ottobre 1835. Dai suddetti documenti leggiamo: “circa due miglia da Scandriglia esiste un monastero olim abitato dai Benedettini, con chiesa annessa detta Granscia S. Salvatore. Questo da 30 anni a questa parte è stato dato in totale enfideusi alli Signori Palmieri…” Il Vescovo non visitò quest’ultimo convento per il rifiuto netto del Palmieri appoggiato in questo dall’abate di Farfa che “ordinò all’enfideuta che avesse messo la sua personale protesta se il Suffraganeo voleva visitare detta chiesa di sua giurisdizione; che però avendo il Prelato risaputo tutte queste cose per non compromettere l’Eccellentissimo gli fece il suo rapporto”. Negli atti di quest’ultima visita pastorale è menzionata anche la chiesa del SS. Salvatore. Testo di Andrea Del Vescovo.