SANTUARIO
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La grotta di San Michele

 

MONTORIO IN VALLE - La grotta di San Michele si trova fuori paese, a circa 1000 metri di altitudine, su una montagna vicina ai campi. E’ raggiungibile tramite una mulattiera. Oltre a questo, in Sabina ci sono altri santuari dedicati a San Michele Arcangelo. Quello di Montorio è il meno conosciuto, a volte non compare nemmeno nell’elenco dei santuari di San Michele Arcangelo della provincia di Rieti. E’ quindi un santuario da riscoprire, da valorizzare e da sfruttare turisticamente. Come bellezza non ha niente da invidiare agli altri santuari di S.M.A. della provincia di Rieti. Furono i longobardi a portare in Sabina il culto di San Michele Arcangelo. Furono i duchi di Spoleto, longobardi, a donare all’abbazia di Farfa il santuario di San Michele Arcangelo sul monte Tancia. Montorio era un possedimento dell’abbazia di Santa Maria del Piano. Le due abbazie benedettine di Farfa e Santa Maria del Piano ebbero, ricordiamolo, stretti legami di vita religiosa ed economica. In una grotta naturale, sulla montagna vicina ai campi, è stata edificata una chiesa dedicata a San Michele, elevando, non si sa quando ma certamente in tempi antichissimi una parete. La parete stessa è in stile romanico. All’interno della grotta di San Michele c’è un altare carolingio, con un bel mosaico. A sinistra di quest’altare ce n’è un altro (quello principale) con una statua di San Michele Arcangelo. Il Santo nella mano destra ha una spada, mentre sotto i piedi ha un drago. A destra dei due altari, dentro una nicchia naturale vi è l’Ossario detto degli Eremiti, con molti teschi ed ossa. Da notare che la gente di Montorio venerava qui anche i propri morti, quando il cimitero ancora non c’era, e questo ancora nel 1791. Sopra la grotta c’è il colle Mandrile, dove secondo la leggenda c’era un drago ferale sul quale San Michele trionfò. Oggi sopra a questo colle c’è una croce (vedi foto nell’altra pagina web). Ogni anno la prima domenica di maggio dentro la grotta di San Michele si celebra una Santa Messa. Dopo la funzione, la gente sui prati si abbandona alla gioia di ritrovarsi, di fare festa e di vivere insieme. Per il “pellegrinaggio-messa-scampagnata” ritorna a Montorio tutta la gente originaria del posto (ma questo accade ancor di più in settembre quando il patrono San Michele viene portato in processione), proveniente da Mantova, Bolzano, Foligno, Roma, Rieti, Tivoli…In pratica in queste feste un popolo manifesta la sua storia, le sue radici, la sua economia ed identità. Secondo alcuni abitanti di Montorio la prima domenica di maggio si celebra l’apparizione di San Michele. La grotta di San Michele è citata negli atti delle visite pastorali nella diocesi Sabina dei cardinali Odescalchi (1833-36) e Corsini (1779-82). Sugli “Acta S. Visitationis Monitorii in Valle” di quest’ultimo si legge: chiesa rurale di San Michele Arcangelo, sull’altare è collocata una scultura lignea dell’Arcangelo. Anche negli atti dell’Odescalchi è chiamata chiesa rurale di San Michele Arcangelo. TESTO DI ANDREA DEL VESCOVO.