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Il
centro abitato di Trebula Mutuesca, di origini sabine, sorgeva non molto lontano
dall’attuale Monteleone Sabino. L’esistenza di abitati preromani è
attestata dalla presenza di alcune cinte costruite in opera poligonale con
blocchi di calcare rozzamente sagomati su alcune alture site nei pressi
dell’insediamento romano. Una interessante notizia sul tipo di colture
praticate a Trebula è contenuta in un passo dell’Eneide (VII, 711), nel quale
Virgilio ricorda i valorosi soldati dell’olivifera Mutuesca (Ereti manus omnis
oliviferaeque Mutuscae). Un paesaggio agrario dominato dagli oliveti, assunti
dal poeta latino a simbolo dell’ager trebulanus. Tra i culti da ricordare
quello della dea Angizia, attestato epigraficamente a Trebula e collegato in
tutta l’area centroitalica alla magia dei serpenti. La divinità, però,
maggiormente venerata era senza molti dubbi la dea Feronia. Una divinità con un
culto ampiamente diffuso, sempre nell’area centroitalica, da Rimini fino a
Terracina, da ricordare subito al di là del Tevere il santuario principale
della dea, Lucus Feroniae, e legato all’agricoltura ed alla fertilità. La
costituzione a municipio fu raggiunta da Trebula abbastanza tardi, probabilmente
dopo la guerra sociale degli inizi del I secolo a.C. o forse anche in età
augustea. Le strutture urbane di Trebula Mutuesca si sviluppavano su tre colline
distanti circa un km e mezzo dall’attuale Monteleone, il colle Foro, il colle
Castellano ed il colle Diana, e sul pianoro racchiuso tra le due alture,
denominato il Pantano. In tutta l’area sono visibili i resti di imponenti
strutture pertinenti al piccolo municipio. (Testo tratto dall’opuscolo
Andar per Olio e per Cultura)
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